Il potere offensivo nel cyberspazio si è espanso oltre una manciata di grandi potenze, con sempre più governi che utilizzano operazioni digitali per proiettare influenza durante tensioni geopolitiche, aumentando i rischi per le organizzazioni coinvolte. Un nuovo ciclo di politiche del Geneva Centre for Security Policy analizza come questi sviluppi influenzino la stabilità internazionale e suggerisce azioni per ridurre il rischio di escalation pericolose.
Campo in crescita con barriere basse
La ricerca mostra che almeno 40 stati conducevano cyberattacchi già nel 2019, quadruplicando rispetto al 2011. Questa diffusione ha permesso a governi più piccoli e con meno risorse di avere un impatto significativo. Incidenti come la campagna ransomware della Corea del Nord nel 2017 e l’attacco iraniano alle reti governative albanesi evidenziano come Stati con strumenti convenzionali modesti possano comunque causare disordini a distanza. Le grandi potenze hanno anche ampliato le proprie dottrine offensive, con la Cina che considera il cyberspazio come arena strategica e la Russia che miscela malware di disturbo con fughe di dati a fini geopolitici. I membri della NATO hanno aumentato le loro attività, riconoscendo lo spazio cibernetico come dominio operativo dal 2016 e integrando capacità nazionali nella difesa collettiva. La combinazione di attori più deboli ma potenziati e gli investimenti delle grandi potenze ha trasformato il cyberspazio in un ambiente competitivo e conteso.
Rischi di escalation in un panorama minaccioso affollato
Il documento avverte che è più probabile un errore di calcolo con l’aumento degli Stati che sviluppano e usano strumenti offensivi. L’attribuzione degli attacchi rimane difficile, i tempi si accorciano e le soglie di risposta sono molto varie. Molte operazioni si svolgono nella “zona grigia” tra pace e guerra, con intrusioni, furto di dati e disturbi a basso livello che non raggiungono la definizione legale di attacco armato, ma possono generare tensioni latenti e azioni reattive. L’incidente Stuxnet è citato come esempio precoce di come operazioni segrete possano essere fraintese, con la loro diffusione non intenzionale che ha allertato i governi e accelerato gli investimenti globali nelle unità offensive cibernetiche. Un altro rischio è dato dalla stretta interconnessione tra sistemi civili e militari, in cui un’operazione mirata potrebbe colpire ospedali o sistemi finanziari senza intenzione.
Lacune legali e norme incerte
La diffusione delle attività offensive supera lo sviluppo normativo e legale. Molti governi mantengono vaghe le soglie di risposta e raramente descrivono le proprie capacità offensive. Alcuni paesi delle Five Eyes hanno rivelato informazioni limitate, ma la maggior parte delle attività resta nascosta. Il diritto internazionale fatica a seguire l’evoluzione, poiché molte azioni causano disordini senza danni fisici, quindi non rientrano nella definizione di attacco armato secondo la Carta ONU. Questo ha creato ampie zone grigie operative senza regole condivise. Tentativi di norme volontarie nelle Nazioni Unite hanno avuto qualche supporto, ma le rivalità limitano il progresso verso regole vincolanti. Organizzazioni regionali come OSCE e ASEAN hanno promosso misure di fiducia e progetti di capacity building, ma con implementazione irregolare.
Vie per ridurre il rischio cibernetico globale
Il documento suggerisce passi per ridurre i rischi, a partire dal miglioramento delle misure di fiducia, che includono regole per notifiche di incidente, linee dirette di crisi e esercitazioni congiunte. Le organizzazioni regionali possono essere utili come terreni di prova, permettendo cooperazione abituale, condivisione di lezioni apprese e simulazioni che riducono le incomprensioni in momenti di tensione. Inoltre, si richiama la necessità di rafforzare le capacità operative, aiutando i paesi che mancano di esperti a implementare norme e risposte efficaci tramite condivisione di conoscenze, formazione e cooperazione tra Paesi del Sud.
In sintesi, la diffusione rapida del potere offensivo cibernetico richiede maggiore cooperazione, trasparenza e sviluppo normativo per evitare escalation pericolose.
Fonte (https://www.helpnetsecurity.com/2025/12/01/global-offensive-cyber-operations-risks/)
