Due ex agenti segreti italiani arrestati per spionaggio: passavano informazioni classificate a potenze straniere

Un caso di spionaggio che scuote i servizi di intelligence italiani è emerso nelle ultime ore con l’arresto di due ex agenti dei servizi segreti italiani, accusati di aver trasmesso documentazione e informazioni classificate a potenze straniere nel corso di un’attività che, secondo le prime ricostruzioni investigative, si sarebbe protratta per un periodo significativo di tempo. Gli inquirenti non escludono che dietro i singoli episodi di trasferimento illecito di documenti si celi una rete informativa strutturata, costruita nel tempo con metodi tipici delle operazioni di human intelligence (HUMINT) condotte da attori statali.
Il caso pone in evidenza una vulnerabilità sistemica spesso sottovalutata nel dibattito sulla cybersecurity italiana: accanto agli attacchi informatici condotti da gruppi APT e dai ransomware gang, le minacce ibride che combinano accesso privilegiato alle informazioni riservate con reti di contatto umano rappresentano uno dei vettori di esfiltrazione più difficili da rilevare e contenere. Un insider con accesso legittimo ai sistemi classificati — anche ex dipendente — può causare danni equivalenti o superiori a quelli di una sofisticata campagna di cyber espionage, senza generare le anomalie nei log di rete che i sistemi di monitoraggio tradizionali sono addestrati a rilevare.
La vicenda riaccende il dibattito sull’adeguatezza dei protocolli di revoca degli accessi per il personale in uscita dai servizi, sulla compartimentazione delle informazioni e sull’efficacia dei controlli di sicurezza periodici (vetting) nel rilevare compromissioni in corso. Mentre le indagini della Procura proseguono per definire la portata esatta dell’esfiltrazione e identificare i destinatari delle informazioni trasmesse, il caso si inserisce in un quadro di crescente pressione sulle infrastrutture informative italiane da parte di attori stranieri — un fenomeno che l’ACN e i servizi di intelligence hanno segnalato in forte accelerazione nel corso del 2026.
Fonte: CyberSecurity Italia / ANSA – (https://www.cybersecitalia.it/)

