Microsoft Entra ID, il CSIRT Italia avverte sul consent phishing per ottenere permessi OAuth
Il CSIRT Italia segnala l'uso sistematico del consent phishing contro Microsoft Entra ID e Microsoft 365: password e MFA non bastano a revocare l'accesso, serve rimuovere il consenso.

- Consent phishing contro Microsoft Entra ID e Microsoft 365: l'utente autorizza un'app OAuth dell'attaccante
- Password, MFA e logout delle sessioni non revocano l'accesso: va rimosso il consenso o l'app
- Gravità elevata; a rischio i tenant con consenso utente predefinito e senza monitoraggio degli audit log
- Limitare il consenso, attivare l'Admin Consent Workflow e controllare i log "Consent to application"
L’ACN, tramite il CSIRT Italia, ha pubblicato un avviso su un uso sistematico di tecniche di consent phishing contro le infrastrutture basate su Microsoft Entra ID e Microsoft 365. L’attaccante induce utenti o amministratori ad autorizzare un’applicazione cloud esterna sotto il suo controllo. L’applicazione ottiene così permessi persistenti di lettura e scrittura su posta elettronica, rubriche contatti e archivi documentali.
Come funziona l’attacco
L’avviso richiama i precedenti bollettini BL01/260407/CSIRT-ITA e BL01/260731/CSIRT-ITA, relativi al Device Code Flow. Anche qui si abusano token OAuth 2.0 emessi legittimamente dal provider di identità. Cambia però il meccanismo: la vittima concede i permessi direttamente a un’applicazione dell’attaccante.
L’attore registra prima un’applicazione multi-tenant in Entra ID, configurata per chiedere permessi specifici. Poi invia e-mail mirate oppure inietta codice in portali web compromessi. I link avviano il normale flusso di consenso (/oauth2/v2.0/authorize).
La vittima vede la schermata autentica della Microsoft Identity Platform. Questo la spinge ad accettare senza verificare lo sviluppatore, il dominio o la portata dei privilegi. Nessuna credenziale viene rubata.
Persistenza ed esfiltrazione
Ottenuto il consenso, l’applicazione richiede in autonomia token di accesso e refresh token e li usa contro le API di Microsoft Graph. L’attività resta nel perimetro dei privilegi assegnati:
- con consenso di un utente standard (permessi delegati), l’accesso riguarda solo le risorse di quel profilo, per esempio la lettura silente della posta con lo scope
Mail.Reado la modifica di file su OneDrive/SharePoint conFiles.ReadWrite; - con consenso di un amministratore a livello di tenant, l’applicazione può accedere alle risorse dell’intera organizzazione senza compromettere altri account.
Perché la risposta standard non basta
L’accesso dell’utente è regolare, quindi nei Sign-in Logs non compaiono anomalie. La traccia è negli Audit Logs, alla voce Consent to Application. Cambio password, MFA e disconnessione delle sessioni risultano inefficaci, perché l’attaccante usa diritti delegati all’applicazione, registrata come Service Principal. L’accesso cessa solo se un amministratore revoca il consenso o elimina l’applicazione dal tenant. L’ACN valuta la gravità complessiva come elevata.
Sistemi e ambienti a rischio
- Sottoscrizioni con le impostazioni predefinite di consenso autonomo per gli utenti standard.
- Microsoft 365: Exchange Online, SharePoint Online, OneDrive for Business, Teams.
- Tenant in cui app OAuth autorizzate accedono ai dati aziendali via Graph API.
- Ambienti senza audit avanzato o senza monitoraggio automatico dei consensi, e senza policy di Microsoft Defender for Cloud Apps su concessioni anomale.
Cosa fare
In caso di sospetta concessione illecita, l’ACN raccomanda queste misure di contenimento:
- revocare le autorizzazioni OAuth e le assegnazioni di ruolo sui service principal, via Microsoft Graph PowerShell SDK o dall’Entra Admin Center (utente, sezione Applications, rimozione dell’entità malevola);
- impostare temporaneamente Sign-in blocked sull’utente colpito mentre si stima l’ampiezza dell’incidente;
- esportare i consensi dell’intero tenant e verificare i valori
AllPrincipalsePrincipalnella colonnaConsentType. Vanno cercati permessi di tipo Read, Write o All associati ad applicazioni sconosciute o a publisher non affidabili; - nei casi più gravi, disabilitare le Integrated Apps di terze parti nell’intero tenant, con possibili ricadute sul software non nativo Microsoft.
Per l’hardening, il CSIRT indica di:
- vietare agli utenti standard di autorizzare app di terze parti, consentendo solo app interne o di publisher verificati con permessi a basso rischio;
- attivare l’Admin Consent Workflow;
- analizzare ogni settimana i log di Microsoft Purview Audit cercando Consent to application;
- attivare in Defender for Cloud Apps le policy di anomalia sulle app OAuth;
- configurare Defender for Office 365 per bloccare lo spear phishing e le e-mail con link a richieste di consenso da app sconosciute.
Fonte: ACN


