Danimarca, violato il registro della popolazione: esposti i dati di 8,8 milioni di persone
Un attacco al registro nazionale della popolazione danese ha esposto nomi, indirizzi e numeri CPR di circa 8,8 milioni di persone. Gli intrusi avrebbero usato l'accesso legittimo di un'azienda privata.

- Violato il registro della popolazione danese: esposti i dati di circa 8,8 milioni di persone
- Compromessi nomi, indirizzi e numeri CPR, l’identificativo personale usato per i servizi
- Gli intrusi avrebbero abusato dell’accesso legittimo di un’azienda privata
- Accesso bloccato, informato Datatilsynet, indagine della polizia in corso
Le autorità danesi hanno confermato un attacco informatico al registro nazionale della popolazione, che ha esposto i dati personali di circa 8,8 milioni di persone. Copenaghen lo ha definito un “incidente di estrema gravità”. La notizia, riportata da Deutsche Welle, è stata confermata dal Ministero danese per la ricerca, l’istruzione e la digitalizzazione.
I dati coinvolti
Sono stati compromessi nomi, indirizzi e numeri CPR. Il numero CPR è l’identificativo personale danese, usato anche per accedere a servizi pubblici, sanitari e finanziari.
La cifra supera la popolazione attuale del Paese, circa 6 milioni di abitanti. Il motivo è che il registro contiene informazioni su circa 11 milioni di persone, comprese quelle decedute o trasferite all’estero.
Come sarebbe avvenuto l’attacco
Secondo le prime ricostruzioni, gli intrusi avrebbero sfruttato l’accesso legittimo di un’azienda privata, autorizzata a interrogare il registro. Quell’accesso sarebbe stato usato in modo anomalo e su larga scala per acquisire i dati. Una credenziale autorizzata è diventata così la porta d’ingresso per una sottrazione massiccia di informazioni.
La risposta
- L’amministrazione del registro ha bloccato l’accesso dell’azienda.
- È stata informata l’autorità danese per la protezione dei dati, Datatilsynet.
- La polizia ha avviato un’indagine.
- Le autorità stanno verificando la sicurezza complessiva del sistema.
Le lezioni per chi gestisce dati sensibili
Il caso mostra i rischi dei sistemi centralizzati che raccolgono grandi quantità di dati personali. Pesa soprattutto la gestione degli accessi di soggetti terzi. Un accesso formalmente autorizzato non basta: credenziali, privilegi e modalità d’uso vanno monitorati in modo continuo, per individuare comportamenti anomali come interrogazioni massive fuori dal normale.
L’attenzione, quindi, va oltre la sicurezza dei database nazionali. Riguarda anche il controllo efficace degli accessi legittimi e dei fornitori esterni che entrano in contatto con informazioni personali di particolare rilevanza.
Fonte: Federprivacy · Foto: Federprivacy


